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Robert Zivadinov, direttore del Buffalo Neuroimaging Analysis Center (Bnac), nello Stato di New York, nonché professore associato di Neurologia all’Università di Buffalo, ha dichiarato senza mezzi termini: “In un così breve periodo di tempo c’è stato un aumento incredibile di pubblicazioni contro la Ccsvi mentre risulta difficile pubblicare su riviste scientifiche rispettabili studi con risultati positivi. La nostra collaborazione con il dottor Zamboni vuole trovare la verità e le nostre ricerche stanno andando nella giusta direzione”.

La questione non può che allarmarci e pone un’ombra sulla credibilità del sistema che gestisce il dibattito scientifico internazionale. Non solo, il disappunto del prof. Zamboni su quanto sta emergendo sulle riviste scientifiche, in quanto "al giorno d'oggi, editoriali e innumerevoli articoli sulla CCSVI sono stati invitati a riviste di neurologia clinica, senza possibilità di replica. Questa abitudine, non certo accademica, aiuta a fare di me un imputato, solo per avere riportato in 30 articoli apparsi sulle principali riviste un aspetto poco sviluppato della ricerca sulla SM ", come affermato su Medscape Medical News, è da noi condiviso. Sempre nella stessa rivista, “il Dr. Zamboni asserisce che gli sarebbe piaciuto che gli autori applicassero i criteri di Bradford Hill, in base agli articoli originali e non basandosi esclusivamente su editoriali e opinioni. (…) Inoltre, per quanto riguarda la plausibilità biologica e la coerenza dei criteri di Bradford Hill, la teoria autoimmune non può a sua volta spiegare alcuni aspetti vascolari ben dettagliati nella letteratura della SM”.

Al di là di questo triste spettacolo a cui assistiamo, come persone affette da sclerosi multipla ci pare veramente vergognoso che non si sprechi occasione per tentare di bloccare la ricerca, ovvero studi di trattamento: di cosa si ha paura? Non è accettabile che alla conoscenza di un fenomeno si preferisca l’ignoranza mascherata con il paternalismo per il quale si vorrebbe fare il bene del paziente: il bene del paziente è sapere la verità e la verità potrebbe non combaciare con l’ipotesi del team emiliano, su questo Zivadinov è stato chiaro, ma dobbiamo dare la possibilità ai ricercatori di studiare e approfondire il tema con serietà, senza pregiudizi, con l’umiltà di chi ancora ignora.

Noi non siamo qui per far passare un’idea, piuttosto che un’altra, né siamo i paladini di quel gruppo di ricerca piuttosto che un altro: noi vogliamo chiarezza e finora l’atteggiamento ostruzionistico della neurologia ha creato solo confusione.

Gli studi di trattamento incutono terrore nello status quo della sclerosi multipla: certo, con il doppler operatore dipendente è più facile giocare sulle percentuali, con diatribe discutibili sulla presenza o meno delle problematiche vascolari; con le venografie questo gioco delle tre carte è più difficile e più sono alti gli standard di valutazione e più anche l’appiglio dell’effetto placebo viene meno. Insomma, pensare di poter decretare l’abbandono dell’ipotesi vascolare nella sclerosi multipla con questi mezzucci da circo, ci manifesta impietosamente la debolezza su cui l’intero impianto scientifico dell’ipotesi autoimmune della sclerosi multipla, fino ad oggi ha poggiato le sue fondamenta.

Ultima modifica Domenica 28 Agosto 2011 10:25
Stefania Calledda

Stefania Calledda

Portavoce, Responsabile per la Comunicazione e le Relazioni Esterne

Sito web: www.stefaniacalledda.it

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